Conti Beppe - 2008 - Cento storie del Giro by Conti Beppe

Conti Beppe - 2008 - Cento storie del Giro by Conti Beppe

autore:Conti Beppe [Conti Beppe]
La lingua: ita
Format: epub, mobi
Tags: Sports & Recreation, Cycling, ebook gratuito - vietata la vendita
ISBN: 9788889509678
Google: fVzNPQAACAAJ
editore: Graphot
pubblicato: 2008-12-14T23:00:00+00:00


51.

Il Processo alla Tappa di Zavoli e la domanda di Garinei e Giovannini

Č stata una trasmissione che ha segnato la storia della televisione. Il Processo alla Tappa, condotto da Sergio Zavoli. In tempi in cui ancora non esisteva l’audience, quel programma si puň scrivere sia all’origine dei mille talk show che poi l’hanno seguito, spesso brutte copie di un teatrino splendido, di stile e di buon gusto.

Eravamo ragazzi e lo si seguiva giorno dopo giorno piů dello stesso arrivo di tappa del Giro, a metŕ degli anni sessanta. Per il fascino che emanavano quei personaggi. Sergio Zavoli era un giornalista televisivo giŕ molto noto, aveva fatto scuola e anche un po’ scalpore un’inchiesta condotta con stile fra le suore di clausura. E di quel Processo alla Tappa al Giro d’Italia ne hanno parlato spesso, in tanti ed a lungo, ma credo che le frasi piů belle, incisive e chiarificatrici nella descrizione, siano quelle di Claudio Ferretti, radio e telecronista eccellente, il figlio di Mario, cantore di Coppi alla radio. Ferretti ne scrisse con notevole proprietŕ di linguaggio nel libro Anni Azzurri (edito da Le Monnier): ŤIl Processo alla Tappa andň in onda per otto anni, dal ‘62 al ‘69. Zavoli l’aveva inventato alla radio e poi riproposto in televisione…..Non aveva paura di sporcarsi le mani con lo sport. Con lo sport Zavoli era nato e nel ciclismo erano le sue radici: nel ciclismo di Romagna, scritto da Oriani e Panzini e in quello raccontato alla radio da Mario Ferretti. Con lui Zavoli aveva curato una rubrichetta intitolata “Senza Freni”, che faceva il contropelo al Giro, dosando ironia, tecnica e colore… E al ciclismo, ai suoi eroi contadini, alle sue piccolezze ed alla sua retorica, agli imbrogli ed agli intrugli, come a quello stesso album di figurine al quale aveva attinto Fellini per Amarcord, era rimasto legato anche quando era diventato Zavoli. Cosě nacque una trasmissione che inaugurň un genere…..L’immancabile golf blu girocollo, dal quale spuntava un’inappuntabile camicia celeste; l’immancabile sigaretta fra le dita (allora si poteva). Attorno a lui una corte formata dai giornalisti piů brillanti e piů polemici - Bruno Raschi e Sergio Neri soprattutto, ma anche Facetti, Verratti, Astori e Ormezzano. E poi i campioni piů estroversi e i gregari piů timidi - Adorni, Taccone, Zandegů, Mazzacurati - e testimoni del tempo vecchi e nuovi - si chiamassero Bartali, Magni o Salvarani - a render conto d’un miracolo, sportivo o economico che fosse… Parlava pochissimo, Zavoli. Si limitava a servire la palla, secondo un copione scritto all’impronta, nella sua testa, mentre gli altri parlavano. Il segreto di tutto stava nella scelta preliminare degli attori, ognuno dei quali ricopriva e rispettava un ruolo: il buono, il cattivo, il malizioso, il pettegolo…..Piccole, eterne leggi del teatro che sarebbero poi diventate imprescindibili in ogni talk show degno della qualifica. Con una costante che faceva la differenza: uno straordinario uso della materia prima - la lingua italiana - che gli interlocutori padroneggiavano come accademici della Crusca. Si litigava anche al Processo, ma con una capacitŕ di affabulazione che sublimava l’alterco in forum.



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